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Tindari e Marinello

"Tindari, mite ti so fra larghi colli pensile sull’acque delle isole dolci del dio,
oggi m’assali e ti chini in cuore..." S. Quasimodo.

Mito, arte, cultura, paesaggi da fiaba: questa è Tindari, amena località nel golfo di Patti situata all’interno dell’omonimo comune in provincia di Messina.
Fondata nel 396 a.c. da mercenari siracusani della guerra contro Cartagine per volere di Dionisio di Siracusa, l’antica città di Tindari deve il suo nome a Tindaro re di Sparta.
Da allora la sua storia è stata un susseguirsi di racconti, miti e leggende che hanno lasciato una traccia indelebile nell’immaginario popolare. Base navale prima dei cartaginesi, poi dei romani, conquistata dai bizantini e distrutta dagli arabi, è nota per un’epica battaglia navale – la battagia di Tindari – e per le parole che le dedicò Cicerone nelle Verrine, ma soprattutto per la presenza di una Madonna Nera ancora venerata presso il santuario che ne occupa l’antica acropoli. I resti dell’antica città di Tindari sono relativamente ben conservati.
L’impianto urbanistico a scacchiera tipico delle città romane riportato alla luce fra due antichi decumani e la possente cinta muraria in opera quadrata sono assai suggestivi, ma a stupire il visitatore è il suo Teatro Greco. Venne costruito in forme greche alla fine del IV secolo a.C. e in seguito rimaneggiato in epoca romana, con una nuova decorazione e l’adattamento a sede per i giochi dell’anfiteatro. Rimasto a lungo in abbandono e conosciuto solo per le illustrazioni del XIX secolo, era appoggiato alla naturale conformazione a conca della collina, nella quale furono scavate le gradinate dei sedili della cavea, che doveva raggiungere una capienza di circa 3000 posti. In età romana vi si aggiunse un portico in opera laterizia e la ricostruzione della scena, di cui restano solo le fondazioni e un’arcata, restaurata nel 1939. L’orchestra venne trasformata in un’arena, circondando la cavea con un muro e sopprimendone i quattro gradini inferiori Il Teatro con la cavea rivolta verso il mare e le Isole Eolie ospita l’appuntamento estivo con il Tindari Festival. Da allora, ogni anno, la stagione annovera differenti tipologie di rappresentazione: dalla prosa, alla musica classica, a quella d’autore.
Il Santuario della Madonna Nera è però l’attrattiva principale di Tindari. Si trova all’estremità orientale del promontorio, a strapiombo sul mare, in corrispondenza dell’antica acropoli, dove una piccola chiesa era stata costruita sui resti della città abbandonata. La statua della Madonna Nera, scolpita in legno di cedro, vi venne collocata in epoca imprecisata, forse giunta qui dall’Oriente in seguito al fenomeno dell’iconoclastia, nell’VIII-IX secolo. La chiesa, distrutta nel 1544 dai pirati algerini, venne ricostruita tra il 1552 e il 1598 e il santuario venne ampliato dal vescovo Giuseppe Pullano con la costruzione di una nuova chiesa più grande che fu consacrata nel 1979. La Madonna è rappresentata seduta, mentre regge in grembo il Figlio divino, che tiene la destra sollevata, benedicente. Ella inoltre porta in capo una coronadi tipo orientale, una specie di turbante, ricavato nello stesso legno, decorato con leggeri arabeschi dorati. Le festa in onore della Madonna, si svolge ogni anno tra il 7 e l’ 8 settembre di ogni anno, durante il quale avviene l’offerta della lampada votiva I fedeli compiano pellegrinaggi per radunarsi attorno al suo simulacro.

Ai piedi del promontorio dove sorge il Santuario di Tindari si trovano i Laghetti di Marinello, un braccio di mare di eccezionale bellezza. Si tratta di una vasta area di sabbia con dei laghetti di acqua salmastra che si modificano in continuazione per effetto delle maree. L’aspetto floristico della zona è caratterizzata dalla notevole varietà di specie che meglio si adattano ai differenti ambienti: sabbie litorali, laghetti salmastri e rupi. Le sabbie litorali sono ambienti caratterizzati dalle forti escursioni termiche tra il giorno e la notte e da forti concentrazioni di salsedine. Tra le specie più frequenti: la violaciocca selvatica, il ravastrello marittimo, il papavero cornuto, il giglio marino, l’eringio di S. Pietro, la gramigna delle spiagge, la medica di mare e lo zigolo delle spiagge. La vegetazione lungo le sponde dei laghetti salmastri è costituita piante alofite che riescono ad utilizzare per il fabbisogno idrico anche acqua con alte concentrazioni di sale. Le specie più frequenti sono la cannuccia di palude, il giunco pungente e lo zigolo levigato. La vegetazione rupestre fornisce ospitalità a preziosi endemismi tra cui la centaurea di Seguenza, il garofano delle rupi, il cavolo biancastro, l’erucastro, la vedovina delle scogliere ed il radicchio di scogliera. Sempre sulle rupi del promontorio prospiciente i laghi, cresce una rara graminacea, la festuca humifusa, esclusiva di Capo Tindari. La componente faunistica è ricca di avifauna e l’ambiente ben si presta ad offrire riparo a diverse specie tra cui il Gheppio, il Corvo imperiale, il raro Falco pellegrino, il Gabbiano reale, il Fringuello, il Saltimpalo, l’Occhiocotto e la Sterpazzolina